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Pensavo fosse amore… invece era un calesse.

 



La scorsa settimana questo blog ha voluto inaugurare la rubrica #nononcipiaceesseremolestate trattando il tema, sempre più attuale, del fenomeno del catcalling.

Ogni lunedì ci proporremo di pubblicare un nuovo argomento che sia oggetto di riflessione, ma anche l’occasione per avviare un confronto con chi ci segue.

Questa settimana si vuol porre l’attenzione sulla figura del manipolatore affettivo che, in una relazione, si pone in maniera da assoggettare l’altro e lo fa in modo subdolo.

Il manipolatore è spesso un narcisista che, per rafforzare il proprio ego, sfrutta la vittima e il suo bisogno di affetto fino a farla divenire in tutto e per tutto dipendente da se, per poi farla sentire svuotata e successivamente l’abbandona.

Attenzione, sebbene l’attitudine a manipolare il partner può essere sia maschile che femminile, casisticamente è stato rilevato che per lo più le vittime sono donne.

Vuoi perché le donne sono più empatiche, vuoi perché spesso ci piace pensare di essere delle crocerossine in grado di cambiare chi abbiamo di fronte, sta di fatto che, sovente, quello che pensavamo fosse il nostro principe azzurro si rivela tutt’altro, e forse sarebbe stato meglio lasciarlo ranocchio senza baciarlo.

Il manipolatore cercherà, in primo luogo, di accaparrarsi la fiducia della propria vittima, mettendo a frutto tutto il suo charme, riempendola di complimenti, cercando di essere sempre presente e disponibile, facendola sentire la principessa della fiaba.

Apri gli occhi Cenerentola, non tutte le fiabe sono a lieto fine!

Con ciò non vuol dire essere ingenue o sprovvedute, perché spesso le vittime sono donne in carriera, donne che si sono affermate socialmente, ma è veramente, veramente difficile, rendersi conto subito d’aver a che fare con un manipolatore.

Con il tempo il nostro principe azzurro comincerà ad assomigliare sempre più a Dottor Jekyll e Mister Hide, cercherà di insinuare il dubbio e sensi di colpa nel proprio partner, sfodererà frasi del tipo “se l’ho fatto e mi sono comportato così è colpa tua…l’ho fatto per il tuo bene…se ti comporti così mi fai soffrire…”.

Non disdegnerà, a questo punto, probabili aggressioni verbali, umiliazioni e azioni di scherno, il tutto fatto nell’ottica di rendere la propria vittima insicura.

Tenderà ad allontanarla da tutti, perché riesce ad essere un buon mentitore e millantatore e se non è compiaciuto può adottare la tecnica del silenzio, che sia in casa o al telefono. Quando diviene per la vittima il solo punto di riferimento, scatta l’abbandono. Ma è sempre pronto a ritornare, giusto per il gusto del possesso e per riaffermare la propria autostima.

Se ci rendiamo conto di esser finite tra le grinfie di un manipolatore dobbiamo avere chiara una cosa: è arrivata l’ora di mettere da parte il nostro spirito da crocerossine, perché non riusciremo mai e poi mai a cambiare una persona che finirà solo per distruggerci fisicamente e psicologicamente.

Bisogna avere il coraggio di chiudere le relazioni “tossiche”, che siano di qualunque natura: sentimentali, amicali, lavorative o familiari. Se i legami non ci portano gioia, serenità e non ci sono da supporto nei momenti difficili, e non ravvediamo nulla di positivo in essi, ma anzi ci provocano solo malessere, dobbiamo spezzarli definitivamente. E per quel che riguarda il nostro finto principe azzurro? Se siamo arrivate alla conclusione che “pensavamo fosse amore …invece era un calesse “, bisogna avere la forza di mettere la parola

FINE.


Autore: A/F

Commenti

  1. Complimenti per la chiarezza con cui sei riuscita a trattare un tema del genere, che seppur attuale non è trattato ancora con la giusta importanza.

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  2. Una buona lettura che da ottimi spunti di riflessione. Complimenti A.F.

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